“Insieme funziona, da soli mica tanto”: così l’ Associazione Italiana Persone con sindrome di Down declina lo slogan scelto, quest’anno, per il 21 Marzo, Giornata mondiale della Sindrome di Down, “Together against loneliness”. Ovvero, “Insieme contro la solitudine”.
C’è una solitudine che non si vede, ma si sente. È quella che attraversa la vita di molte persone con sindrome di Down, soprattutto quando diventano adulte e, ancora di più, quando viene meno il sostegno familiare.
Una solitudine fatta non solo di silenzi, ma di occasioni mancate, di relazioni che non nascono, di spazi in cui è difficile essere davvero riconosciuti. A raccontarla con chiarezza è l’indagine “Non uno di meno”, realizzata da AIPD insieme al Censis: oltre il 60% delle persone con sindrome di Down non esce mai con amici e più della metà non vive relazioni sociali al di fuori della famiglia. Dati che interrogano profondamente, perché mostrano come, accanto ai progressi nei diritti, l’isolamento resta una realtà diffusa. “La solitudine non è soltanto assenza di relazioni: è mancanza di opportunità, di ascolto, di riconoscimento – afferma il Presidente nazionale di AIPD – è sentirsi ai margini anche quando si è formalmente inclusi.”
Per questo AIPD lancia un messaggio chiaro: contrastare la solitudine è una responsabilità collettiva. Significa costruire comunità in cui ogni persona possa sentirsi parte attiva, riconosciuta per ciò che è e per ciò che può essere. Significa creare occasioni reali di incontro, esperienze condivise, relazioni autentiche.
La solitudine si combatte dando alle persone la possibilità di essere protagoniste della propria vita. Si vince quando attorno a loro si costruiscono legami, fiducia, possibilità. “Insieme contro la solitudine” non è solo uno slogan, ma un impegno concreto: passare da una logica individuale a una logica di comunità. L’AIPD invita Istituzioni, Scuole, Imprese e cittadini a fare la propria parte: investire nelle relazioni, nel lavoro, nell’autonomia abitativa e nelle reti territoriali.
Perché senza un impegno continuativo, il rischio è che l’inclusione resti solo formale e che la solitudine diventi una condizione permanente.
Nessuno dovrebbe sentirsi solo. Solo insieme possiamo davvero fare la differenza. Perché insieme funziona.Da soli mica tanto!



