L’associazione di Venafro lancia un duro monito dopo l’episodio di Torino
Fa ancora discutere e indignare quanto in un appartamento a Torino, dove tre ragazzini avrebbero sequestrato e seviziato un 15enne con disabilità, dopo averlo costretto a tuffarsi in un fiume.
Era la notte di Halloween e il ragazzino sarebbe stato preso di mira da tre quasi coetanei: due ragazzi di 14 e 15 anni e una ragazza di 16.
Giovanissimi, ma già con alcune denunce alle spalle per episodi di vandalismo e danneggiamenti avvenuti in alcuni comuni della cintura torinese. I tre conoscevano la loro preda attraverso ambienti scolastici e l’episodio ha ricordato quanto accaduto circa un mese prima a Roseto degli Abruzzi, in provincia di Teramo. In quel caso tre minorenni avevano picchiato un coetaneo e diffuso il video dell’aggressione su WhatsApp.
I giovani sono stati denunciati per concorso in lesioni personali e la Procura indaga anche per sequestro di persona e violenza privata.
L’associazione Genitori Arcobaleno di Venafro, profondamente colpita da tanta violenza per altro nei confronti di una persona fragile, ha diramato una lettera, chiedendo uno scatto in avanti da parte di tutti, verso la pacificazione del clima e l’inclusione.
Ecco il testo della lettera firmata da Monica Di Filippo, presidente dell’associazione Genitori Arcobaleno
Quello che è accaduto a Torino non è solo una cronaca nera. È lo specchio di una società che troppo spesso abbandona i più fragili ai margini e permette che l’indifferenza diventi terreno fertile per la crudeltà. Come madre, e come presidente di un’associazione che ogni giorno lotta per la dignità dei ragazzi con disabilità, oggi provo rabbia. Una rabbia lucida, profonda. Perché penso ai nostri figli, ai nostri ragazzi meravigliosi, autentici, pieni di vita e di umanità. E non posso accettare l’idea che qualcuno possa pensare di ferirli, umiliarli, distruggerli. Provo rabbia verso una giustizia che troppo spesso arriva tardi, quando non è già troppo tardi. Provo rabbia verso genitori assenti, incapaci di trasmettere empatia, rispetto, responsabilità. Provo rabbia verso una cattiveria gratuita che nasce dal vuoto, dalla noia, dal non saper riconoscere l’altro come essere umano. Ma oggi questa rabbia deve trasformarsi in richiesta chiara e ferma alle istituzioni.
Chiediamo:
-politiche educative reali e non solo slogan
-percorsi scolastici obbligatori su rispetto della diversità, disabilità ed educazione emotiva
-controlli e interventi seri sui minori che manifestano comportamenti violenti
-un sistema giudiziario capace di proteggere davvero, e subito, i più fragili
-supporto psicologico e sociale alle famiglie, sia delle vittime che dei responsabili, perché l’;incuria educativa è un problema pubblico, non privato
La dignità delle persone con disabilità non può essere difesa solo da famiglie e associazioni. È responsabilità dello Stato, delle scuole, delle istituzioni
tutte. Perché i nostri ragazzi non sono “diversamente abili”. Sono straordinariamente preziosi. E questa società deve dimostrare di meritarli, non di abbandonarli. Noi continueremo a lottare. A parlare, educare, proteggere. A pretendere rispetto e giustizia. Perché la fragilità non è debolezza. È un valore. È vita vera. È umanità. E noi non arretriamo di un passo.


