Beni comuni: il Molise come laboratorio di futuro

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Le analisi e le proposte per il rilancio di una regione da cui migliaia di giovani vanno via. Articolo pubblicato da Primo Piano Molise

di Gian Franco Massaro

Il Molise è una terra piccola, spesso dimenticata nelle cronache nazionali, ma ricca di risorse che vanno ben oltre la dimensione economica. Sono i beni comuni: l’acqua delle sorgenti, i boschi e i pascoli, i tratturi che attraversano le colline, i borghi che custodiscono secoli di storia, le tradizioni popolari che ancora oggi animano feste e riti comunitari, ma anche la memoria collettiva, le tradizioni, i saperi artigianali e la conoscenza: tutti elementi che non possono essere ridotti a merce, perché il loro valore eccede la logica del mercato. Sono beni che chiedono di essere custoditi in modo partecipato e trasmessi alle generazioni future.

Questi beni non sono “di nessuno”: sono di tutti. Sono patrimonio vivo, collettivo, che non appartiene soltanto a chi oggi abita la regione, ma anche alle generazioni future.

Eppure, proprio in Molise, si avvertono con forza i rischi che incombono sui beni comuni: lo spopolamento delle aree interne, la fuga dei giovani, il progressivo indebolimento dei servizi essenziali come sanità e scuola, la pressione su risorse vitali come l’acqua, troppo spesso viste come occasione di profitto e non come diritto universale.

Di fronte a questo scenario, la sfida politica e civile è chiara: ripensare il Molise come laboratorio di gestione condivisa dei beni comuni.
Non si tratta di retorica, ma di scelte concrete. L’acqua deve essere garantita e protetta da logiche privatistiche. I tratturi e i paesaggi rurali possono diventare motore di turismo sostenibile, di nuova agricoltura, di economia comunitaria. I borghi, se abitati e rivitalizzati, possono offrire un modello alternativo alle grandi città congestionate. I servizi pubblici, dalla sanità al digitale, devono essere riconosciuti come beni comuni fondamentali, non come costi da tagliare.

Il territorio molisano, ricco di paesaggi incontaminati, borghi storici e saperi antichi, può essere il punto di partenza per pratiche innovative di rigenerazione. Penso, ad esempio, al recupero dei paesi abbandonati attraverso forme di abitare collaborativo, al turismo responsabile fondato sull’autenticità delle comunità locali, alle cooperative di comunità che gestiscono boschi, sentieri, spazi culturali. Oppure alle nuove filiere agricole che uniscono la tradizione contadina con le tecniche sostenibili e con l’innovazione digitale.

Il Molise può diventare un laboratorio di resilienza, in cui l’economia circolare, le comunità energetiche rinnovabili, la tutela dei paesaggi e la valorizzazione del patrimonio immateriale convergono in un modello alternativo di sviluppo. Un modello che non punta alla crescita illimitata, ma alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla sostenibilità.

In un’epoca segnata dalla crisi climatica, dall’erosione delle risorse e dalla frammentazione sociale, il Molise può offrire al Paese un esempio prezioso: quello di un territorio che, proprio perché piccolo e fragile, sa sperimentare con coraggio. I beni comuni diventano allora non soltanto risorse da difendere, ma il fondamento di una nuova visione collettiva. Una visione in cui il futuro non è imposto dall’alto, ma costruito insieme, a partire dalle comunità e dai territori.

Il Molise, proprio per le sue dimensioni ridotte e la sua fitta rete di relazioni sociali, ha una chance unica: sperimentare una nuova forma di cittadinanza, fondata sulla partecipazione dei cittadini e sulla cura condivisa. In molte comunità già si sperimenta: cooperative di comunità, associazioni culturali, patti di collaborazione per la gestione di spazi pubblici.

È qui che può nascere un modello capace di parlare non solo al Molise, ma all’Italia intera. Perché i beni comuni non sono solo risorse: sono condizioni di democrazia. Senza acqua pubblica, senza servizi accessibili, senza paesaggio e cultura condivisi, non c’è comunità.

In un’epoca segnata da crisi ambientali e sociali, il Molise può mostrare una via diversa: quella della custodia, della responsabilità, della cura reciproca.
E trasformare la sua apparente marginalità in un’avanguardia di futuro.

Gian Franco Massaro

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