Medici e volontari pronti a partire per il Burundi con un ‘Amore senza frontiere’

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L’associazione ad agosto tornerà a Ngozi anche grazie al sostegno del CSV Molise

Una nuova missione, per portare aiuti concreti e soprattutto cure mediche, formazione e sostegno a una popolazione che ogni giorno convive con malattie e povertà. L’associazione Amore senza frontiere, nata nel 2010 a Isernia e che da allora si occupa di aiuti umanitari con adozioni a distanza e periodici viaggi in Africa, ha organizzato una nuova spedizione di volontari e medici a Ngozi, località del Burundi, Paese che al 178° posto nella classifica ONU per lo Sviluppo. È una delle Nazioni più povere del mondo, con oltre l’80% della popolazione in stato di indigenza afflitto anche da una grave crisi economica, tensioni politiche, dalla mancanza di beni di prima necessità, carburante ed energia elettrica. Un anno fa, all’indomani dell’anniversario dell’indipendenza che si celebra il 1° lugli monsignor George Bizimana, vescovo di Ngozi, lanciò un accorato appello per sostenere i giovani burundesi, gravemente colpiti dalla corruzione sistemica e dalla povertà dilagante. Il vescovo ha ricordò le parole di Papa Francesco, che durante il suo viaggio in Congo e Sud Sudan aveva denunciato la gestione non trasparente delle risorse naturali, lasciando le popolazioni in uno stato di povertà cronica.

In quei luoghi difficili dal 25 luglio al 10 agosto presteranno la propria opera di volontariato tre endici chirurghi, due infermieri coadiuvati dai volontari di Amore senza frontiere capitanati da Edwige Campoli, fondatrice dell’associazione. Lei, donna determinata e sempre pronta a spendersi per le persone fragili e indigenti, ha voluto fortemente questa nuova missione ed è stata supportata con convinzione dal CSV Molise nel reclutamento dei medici e nell’organizzazione del viaggio. Il presidente Gian Franco Massaro ha accolto il suo appello nel promuovere la missione e nel diffondere il valore di questa attività non profit e che non rappresenta una goccia nel mare, ma un aiuto reale e concreto. I medici, infatti, come già avvenuto nelle spedizioni precedenti organizzate dall’associazione, opereranno e cureranno i pazienti che ne hanno bisogno nell’ospedale di Ngozi e terranno dei corsi di formazione per gli operatori sanitari del post. Nel corso della precedente missione i medici che volarono in Burundi con Amore senza frontiere eseguirono 63 interventi anche complessi nell’arco di 14 giorni. Col supporto del CSV Molise e attraverso raccolte fondi, l’associazione fondata da Edwige Campoli da 14 anni ormai si occupa anche di adozioni a distanza, e sono 15 i ragazzi che vengono assistiti dai volontari molisani, gestisce un orfanotrofio sempre a Ngozi, ed è accanto a ragazze madri sole e in difficoltà. Nel corso degli anni accanto ai medici molisani che di volta in volta hanno risposto all’invito dell’associazione di portare la loro professionalità in Burundi, in maniera del tutto gratuita, sono partiti chirurghi campani, docenti dell’Università Federico II di Napoli.

In quei luoghi alla periferia del mondo che però cerano un riscatto risuona l’appello del vescovo.

«La gente rimane nella povertà perché le strutture politiche ed economiche sono nelle mani dei potenti. La povera gente non riesce ad andare avanti – lamenta monsignor George Bizimana – e i prezzi continuano ad aumentare. A monte c’è sempre la corruzione. Non riusciamo ad avere accesso agli aiuti dell’Occidente. Siamo molto fragili. La gente fa quello che può ma quando c’è un sistema corrotto è difficile. Certo, si riesce a portare avanti la coltivazione dei campi da cui si può trarre sostentamento, ma la povertà è ormai generalizzata, coinvolge tutti. Papa Francesco ha parlato in maniera giusta e opportuna. Il problema è che la ricchezza naturale c’è ma viene gestita in modo non trasparente. I potenti ne approfittano mentre la gente resta nella povertà. Noi come Chiesa facciamo ciò che possiamo per risvegliare le coscienze e anche per denunciare le situazioni” ma, sostiene, sono questioni troppo stratificate nel tempo. Si vedono tanti cantieri, ma c’è squilibrio tra la produzione di energia e la fruizione”. A soffrire della penuria di corrente e di acqua è la pastorale stessa: “A livello sociale dobbiamo fare sinergie. La Chiesa vorrebbe contribuire allo sviluppo ma mancano i mezzi materiali. I problemi sono più grandi delle nostre forze”, spiega ancora monsignor Bizimana. “Dateci una mano per dare una opportunità soprattutto ai giovani: qualche fabbrica o qualche cooperativa. Sarebbe bello».

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