Il 25 novembre manifestazione davanti all’ospedale di Isernia con raduno alle ore 10:30. Sabato 30 novembre dalle ore 15 evento alla Palazzina Liberty
Riflessione, testimonianze, normative, aiuti, informazione. Questi gli elementi dei due eventi in programma tra Isernia e Venafro per onorare la memoria delle vittime di femminicidio e per smuovere le coscienze a un’azione collettiva. Lunedì 25 novembre, con raduuno alle ore 10:30, si terrà un flash mob davanti all’ospedale
Veneziale di Isernia, grazie all’azione del Consultorio familiare e al supporto dell’Asrem.
Sabato 30 novembre a partire dalle 14:30, nella Palazzina Liberty di Venafro invcece è in programma la manifestazione ‘Nemmeno con un fiore’, organizzata dall’associazione Il Girasole, che si occupa proprio del Consultorio familiare, tesa a mostrare il quadro di un fenomeno purtroppo dilagante, ma che può e deve essere contrastato con una sinergia tra istituzioni e cittadini.
La giornata prenderà il via con l’apertura della mostra di pittura a cura di Caterina Accardo, Maria Comparone, Iula Carcieri, Rosanna Di Carlo, Laura Di Cicco, Giuseppina Matticoli, Raffaele Silvestri, Anna Varone, dopodiché il momento dei saluti istituzionali del sindaco Alfredo Ricci, dell’onorevole Elisabetta Lancellotta, componente della Commissione Parlamentare d’inchiesta sul femminicidio nonché su ogni forma di violenza di genere, e del Direttore Sanitario dell’Asrem Bruno Carabellese.
Il pianista Giuseppe Cimino creerà un’atmosfera intima col Preludio di Bach e darà il via agli interventi che saranno introdotti dalla ginecologa Angela Scungio, referente del Percorso Rosa dell’ospedale Veneziae di Isernia e direttrice del Consultorio familiare Il Girasole.
Prima a intervenire sarà la psicologa e psicoterapeuta Daniela Morero, specialista ambulatoriale presso Asl Città di Torino, referente del coordinamento regionale contro la violenza di genere dell’assessorato della Regione Piemonte parlerà dell’amore tossico e del cosiddetto ‘Partner Violence’. Seguirà la relazione di Maria Grazia La Selva, assistente sociale e responsabile del Centro antiviolenza Liberaluna sulla rete per l’accoglienza che parte dal Pronto soccorso e arriva proprio ai centri di sostegno.
«La violenza contro le donne è un fenomeno di difficile misurazione perché in larga parte sommerso e ciò che noi vediamo è solo la punta dell’iceberg – le parole della dottoressa Angela Scungio -. Molto spesso si tratta di violenza dentro la famiglia, più difficile da dichiarare e denunciare, situazioni in cui la donna si sente sola ad affrontare un dramma, che se portato allo scoperto, sconvolgerebbe anche gli equilibri di vita di tutte le persone care. La violenza domestica, inoltre, non riguarda solo le donne ma, nella maggior parte dei casi, anche i loro figli, anch’essi vittime dirette, o indirette come testimoni di atti di violenza sulle loro madri. In questi casi si parla di “violenza assistita” ed è dimostrato che ha gli stessi effetti devastanti della violenza subita in forma diretta
La viceispettrice della Polizia di Stato Donatella Marchese e l’agente Eduardo D’Abbraccio spiegheranno l’iter dell’accoglienza della vittima di violenza e la normativa in tema di ammonimento del Questore, dopodiché spazio alla poesia con l’assistente sociale dell’ospedale Veneziale di Isernia Paola Ciccone e dell’oeratrice del Consultorio familiare Il Girasole Laura Scungio. La pianista Anna Napolitano allieterà i presenti con ‘Rêverie’ di Debussy quindi riprenderanno i lavori parlando della cosiddetta ‘Stanza rosa’ e della valutazione della condizione della vittima di violenza grazie all’esperienza di Benedetto Potena, responsabile del Pronto Soccorso dell’ospedale di Isernia e dei dottori Michele Onorato, Cecilia Zilli, Stefania De Fusco Stefania e di alcuni infermieri in servizio nello stesso presidio sanitario. La chiusura sarà affidata nuovamente al maestro Cimino che eseguirà Liebestraum di Liszt.
Sarà presente uno stand delle uncinettine di Venafro che esporranno i loro lavori. La vendita di questi preziosi ricami servirà per finanziare progetti a tutela delle donne vittime di violenza.
«A parte gli adolescenti, che possono poi costruire un certo senso critico nei confronti della propria famiglia – ha proseguito la dottoressa Scungio -, per i bambini, tanto più se sono piccoli, di fatto queste esperienze sono come “orme nel cemento fresco” che rimarranno salde, tracciate nel corpo, nei pensieri, nella mente per tutto il resto della loro vita. Vi sono bambini violati, costretti a subire la violenza quando ancora sono in utero, alcune volte fino alla loro morte o insieme a quella della loro madre. La prevenzione non può essere relegata alle forze dell’ordine, alla magistratura, agli operatori sanitari o alle associazioni antiviolenza. Noi, tutti, dobbiamo avere un atteggiamento sentinella per riconoscere i segnali di chi ci sta vicino».


