Nel centro ‘Casanostra’ di Campobasso immunizzate 106 persone tra ospiti della struttura, familiari e caregiver
22.03.21
di Valentina Ciarlante
Una conquista arrivata dopo mesi di appelli e che ora consente a persone fragili di avere qualche certezza in più nella dura lotta contro il virus.
I ragazzi e le ragazze del centro ‘Casanostra’ di Campobasso ora sono vaccinati, non solo, anche i loro caregiver e i loro familiari sono stati immunizzati dal Covid-19 ottenendo così non solo il diritto a on ammalarsi, ma anche e soprattutto quello a non rimanere soli.
La struttura di via Montegrappa oggi si è trasformata in un punto vaccinale. Personale medico e infermieristico ha provveduto all’inoculazione del siero a 106 persone, tra ospiti, parenti
e caregiver.
Una giornata importante che dona speranza e che arriva all’indomani dell’evento mondiale che ha acceso un faro sulle persone affette da sindrome di down.
Una giornata per cui si è battuta molto la presidentessa dell’AIPD Giovanna Grignoli.
La paura maggiore di tanti padri e madri di ragazzi affetti da sindrome di down era quella contagiarsi e di non riuscire a garantire un’assistenza ai loro figli, i quali hanno conquistato una buona fetta di indipendenza, ma non possono dirsi ancora autonomi.
«Se ci ammaliano chi assisterà i nostri ragazzi», il grido d’aiuto di madri e padri che è stato raccolto dalla numero uno dell’associazione. Giovanna Grignoli sin dal mese di dicembre ha periodicamente invitato le autorità preposte a rispettare le indicazioni nazionali tese a proteggere i soggetti fragili.
Dopo l’apertura delle prenotazioni per il vaccino alle persone vulnerabili, era tornata a sollecitare la classe dirigente sulla necessità di vaccinare anche coloro i quali hanno il carico maggiore di responsabilità, cioè i caregiver che quotidianamente assistono i ragazzi assicurando loro risposte per ogni esigenza.
«Siamo emozionati – ha dichiarato -, ma questa non è certo una mia vittoria. È piuttosto l’affermazione di un diritto. Ci sono delle indicazioni specifiche che riguardano gli effetti del virus sulle persone affette da sindrome di down e sulla necessità della loro immediata immunizzazione. È una questione sociale, su cui non dovrebbero accendersi ‘guerre tra poveri’, ma che dovrebbe vedere tutti uniti verso la stessa causa».


