L’esponente del M5S Patrizia Manzo ha presentato una proposta di legge che coinvolge le organizzazioni del non profit nella programmazione istituzionale e che prevede l’adeguamento al decreto legislativo 117 del 2017
14.01.20214
di Valentina Ciarlante
Il lavoro svolto gratuitamente e nel segno della piena solidarietà sin dalle prime battute della pandemia ha universalmente riconosciuto agli enti del Terzo Settore un ruolo da cui la società non può prescindere.
È più di un valore aggiunto, è un elemento fondamentale che dona aiuto e sicurezza alle persone. E dopo le novità impartite dal Codice del Terzo Settore ora in Molise c’è la possibilità di ‘elevare’ le associazioni del non profit a un livello istituzionale.
Lo chiede la consigliera regionale Patrizia Manzo, che di recente ha presentato una proposta di legge per promuovere e sostenere gli enti del Terzo settore e le altre formazioni sociali, in conformità al decreto legislativo 117 del 2017.
«Con la proposta intendo definire le modalità del loro coinvolgimento attivo nell’esercizio delle funzioni regionali di programmazione, indirizzo e coordinamento e nella realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento, diretti a soddisfare i bisogni della comunità regionale – ha spiegato la consigliera del Movimento cinque stelle, componente della IV Commissione -. La nuova disciplina del Terzo settore si pone l’obiettivo di riorganizzare l’intero no profit, puntando decisamente sul coinvolgimento delle organizzazioni sociali che operano sul territorio regionale, grazie all’istituzione della Consulta regionale del terzo settore. Forti dell’inestimabile esperienza accumulata, saranno proprio le varie organizzazioni ad esprimere pareri, promuovere ricerche, studi e iniziative alla Giunta regionale e al Consiglio regionale in materia di Terzo settore, in favore di tutti quegli utenti che usufruiscono dei servizi sociali. In questa nuova dialettica saranno centrali i temi della co-programmazione e della co-progettazione, ispirate al principio di collaborazione tra enti pubblici e Terzo settore. La co-programmazione è finalizzata all’individuazione dei bisogni da soddisfare, degli interventi necessari, delle modalità di realizzazione degli stessi e delle risorse disponibili. È questo il momento in cui il Terzo settore può partecipare a pieno titolo alla formazione delle politiche pubbliche. La co-progettazione, invece, è diretta alla definizione ed alla realizzazione di specifici progetti di servizio o di intervento finalizzati a soddisfare bisogni definiti».
L’ultimo rapporto sulla povertà della Caritas ha evidenziato che con l’emergenza Covid il tasso degli indigenti è passato dal 31% al 45%, colpendo in particolare le famiglie con minori, le donne, i giovani e le persone in età lavorativa.
«È a rischio la tenuta dell’intero tessuto sociale. Le necessità conseguenti all’emergenza hanno però trovato una risposta impressionante nello sforzo profuso da tantissime organizzazioni del Terzo settore e da un esercito di volontari, impegnati sia nelle attività sanitarie che in quelle sociali – ha aggiunto Patrizia Manzo -. Questa azione fondamentale è stata premiata dal governo nazionale con un incremento dei fondi per il settore rispetto a quelli già previsti per il triennio 2019-2021. Per il Molise, nel 2020, si concretizza con un aumento di 494.538 euro rispetto ai già previsti 507.182. Tra gli altri punti di rilievo, il rifinanziamento della cassa integrazione, anche a favore dei lavoratori degli Ets, il prolungamento della durata dei prestiti garantiti dal fondo per le Pmi, la riduzione del 50% della tassazione sui dividendi per le fondazioni di origine bancaria, interventi per le Rsa e Rsd, i centri per minori, per la salute mentale, per le dipendenze e per persone senza fissa dimora. Il compito della Regione sarà quello di tutelare la trasparenza e l’uniformità di trattamento, attraverso l’indizione di bandi pubblici per definire chi siano gli enti del Terzo settore ammessi a contribuire alle politiche pubbliche per co-programmazione, co-progettazione e conseguente gestione. Tuttavia, per fare ciò sarà necessaria la volontà di cambiare passo da parte degli enti pubblici chiamati a suscitare, integrare e coordinare un insieme differenziato di risorse, anziché a gestirle in proprio o attraverso fornitori. Pur vivendo una drammatica transizione socio-politica ed economica, la nostra società deve avere la forza di ripartire da un’esplicita e solida cultura dei valori. Prendendo come fulgido esempio il Terzo settore».


