Malati di Alzheimer dimenticati, i familiari denunciano: «Dalle istituzioni di Isernia solo indifferenza»

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L’associazione ‘Non ti scordar di me’ da tempo chiede l’istituzione di un centro diurno, ma tutti gli appelli finora sono caduti nel vuoto

di Valentina Ciarlante

Sono figli, madri, mogli, mariti di persone affette da una patologia degenerativa e invalidante come l’Alzheimer. Si dedicano costantemente ai loro cari, assistendoli in modo tale da provare a farli sentire sereni e in qualche modo parte di una comunità, ma si scontrano quotidianamente con la mancanza di strutture che potrebbero aiutarli a fornire questo sostegno d’amore.

Si tratta dei membri dell’associazione ‘Non ti scordar di me’, fondata nel maggio del 2018 in provincia di Isernia con l’obiettivo di mettere in campo progetti in tandem con le istituzioni.
Da allora tante idee sono state messe in campo ma la priorità è la realizzazione di un centro diurno che ancora manca nella città pentra e che potrebbe essere un punto di riferimento per tante famiglie.
Questi malati hanno bisogno di iniziative di inclusione, magari fondate su tecniche quali la musicoterapia, laboratori pratici o sulla conversazione. Troverebbero giovamento nel lasciare le loro abitazioni per qualche ora, nell’essere affidati a personale specializzato che riesca ad alleviare le loro sofferenze, anche morali.
Il presidente dell’associazione ‘Non ti scordar di me’ Bruno Esposito in questi giorni ha lanciato un messaggio chiaro alla classe dirigente, che reputa completamente assente rispetto a delle necessità rappresentate in diverse occasioni.
«La nostra richiesta è quella di avere un centro disponibile dalle ore 8,30 alle 13,30 – ha spiegato – che sia un presidio dedicato ai malati e ai familiari. A Campobasso esiste dal 2002. Il tutto iniziò con un progetto ministeriale nella sede del vecchio ospedale, poi la struttura si è trasferita in via Toscana, in alcuni locali del Comune. Nel capoluogo c’è attenzione a queste persone, a Isernia c’è lassismo e indifferenza. Nessuno ci ha contattato per rispondere al nostro appello e questo è un atteggiamento molto brutto nei confronti dei nostri malati».
L’associazione quindi si rivolge nuovamente al Comune pentro e anche alla Regione, per aprire un confronto fattivo che si concretizzi in un servizio necessario a tante persone fragili.
«Abbiamo posto un problema alle istituzioni – ha concluso Esposito -: i nostri malati hanno un grado di malattia medio grave, ma per coloro che hanno un grado di malattia moderato o lieve occorrerebbe usufruire delle attività di un centro diurno specializzato con operatori professionisti. Purtroppo nelle case di riposo quel tipo di attività non vengono svolte per mancanza di tempo e di personale. Ai malati affetti da questa patologia e alle loro famiglie vanno riconosciuti diritti e dignità».

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