Il dato è stato certificato dal Centro nazionale. Soddisfatto il presidente AVIS Massaro: «Una conferma del grande lavoro svolto dai volontari»
di Valentina Ciarlante
Una piazza d’onore che vale come un primato. È quella ottenuta dal Molise nella speciale classifica delle regioni con maggior numero di donatori redatta dal Centro nazionale sangue.
L’organismo ha reso noti i dati della raccolta del 2019 attestando alla piccola regione il secondo posto. Il Molise con i suoi 35 donatori per ogni mille abitanti è seconda solo al Friuli Venezia Giulia (40 ogni mille abitanti) e precede la Sardegna.
«Siamo contenti per un risultato in linea con gli anni precedenti – il commento del presidente AVIS Molise Gian Franco Massaro -. Tutte le associazioni contribuiscono in maniera importante alla donazione di sangue, ma voglio esprimere un plauso particolare all’AVIS, che raccoglie il 90% del sangue del Molise».
E il lavoro dell’associazione non si è interrotto durante l’emergenza coronavirus, con le tante iniziative messe in campo per sostenere il sistema sanitario regionale: donazione di dispositivi di protezione e soprattutto la raccolta sangue attraverso l’autoemoteca e nei locali della sede di Campobasso.
Iniziative che hanno consentito all’AVIS di offrire un contributo importante all’ASREM.
Il Centro Nazionale Sangue ha inoltre certificato che è tornato a crescere il numero dei donatori di sangue dai 18 ai 25 anni. L’analisi è stata diffusa in occasione della Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, che è stata celebrata il 14 giugno. Quest’anno l’Oms aveva scelto l’Italia per ospitare la manifestazione mondiale, che è stata rinviata al 2021a causa della pandemia.
«I donatori totali – si legge nel comunicato del Centro nazionale sangue – sono stati 1.683.470, sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. Tra questi il Cns ha censito 213.422 donatori nella fascia più giovane (18-25 anni), 1,6% in più rispetto all’anno precedente. Un indicatore positivo che però rimane isolato, come dimostrano il calo registrato nelle fasce 26-35 anni (-1,4%) e 36-45 anni (-3,6%) e l’aumento del numero dei donatori di tutte le fasce di età superiori (dai 46 ai 55 +0,5%, dai 56 ai 65 +5,1%). I nuovi donatori sono poco più di 362mila, in calo del 2,3%, e le donne sono 538.386 (il 32% del totale). Circa il 92% del totale dei donatori del 2019 era iscritto alle associazioni»
«Viviamo in una situazione di sostanziale equilibrio, ma in alcune regioni periodicamente è necessario ricorrere al sistema della compensazione – commenta il Direttore Generale del Centro Nazionale Sangue Giancarlo Liumbruno –. La generosità dei donatori ci permette comunque di far fronte sia alle esigenze ordinarie sia a quelle straordinarie, come avvenuto quest’anno a causa della pandemia di Covid-19. Ad un iniziale calo delle donazioni ha fatto seguito una risposta straordinaria agli appelli, al punto che durante la fase 1 hanno comunque donato il sangue 411.018 persone».
«L’edizione di quest’anno della Giornata Mondiale del Donatore ha rappresentato un’occasione speciale per ringraziare tutti i donatori, che anche durante i momenti difficili degli ultimi mesi non hanno mai fatto mancare il loro apporto prezioso – afferma Gianpietro Briola, coordinatore pro-tempore del Civis, la sigla che riunisce le principali associazioni di donatori volontari – L’emergenza del coronavirus ha posto ulteriormente l’accento sulla necessità di garantire sempre e ovunque la disponibilità di sangue ed emocomponenti, senza i quali non saremmo in grado di salvare vite umane e curare ogni giorno oltre 1.800 pazienti. La sfida più importante, ora, deve essere quella di proseguire sulla strada intrapresa e continuare a compiere questo gesto di solidarietà in modo costante durante tutto l’arco dell’anno. La Giornata mondiale, inoltre, è stata istituita per celebrare il valore anonimo, periodico, volontario, gratuito, responsabile e associato del dono. Principi fondamentali su cui da sempre si fonda il nostro operato e l’impegno delle Associazioni e federazioni di donatori presenti in Italia. Il modello trasfusionale del nostro Paese, infatti, è un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale e siamo lieti che l’OMS abbia deciso di mantenere in Italia le celebrazioni dell’anno prossimo. Sarà per noi un’occasione in più per dimostrare che il dono abbatte le barriere, accorcia le distanze e unisce le persone, senza alcuna distinzione”.


