La giovane milanese era stata rapita il 18 novembre del 2018 mentre prestava la sua opera per una onlus nel villaggio di Chakama, nel sud del Kenya. Il premier Conte ha reso nota la bella notizia su twitter
9 maggio 2020
Di Valentina Ciarlante
Una notizia esaltante rompe l’atmosfera permeata dall’emergenza dovuta alla pandemia da coronavirus: Silvia Romano è libera e presto tornerà in Italia. La volontaria milanese che un anno e mezzo fa, era il 20 novembre 2018, venne prelevata dal villaggio di Chacama, a 80 chilometri dalla capitale del Kenya Nairobi, da una banda di criminali del posto, per poi essere ‘ceduta’ a terroristi somali si trova ora a Mogadiscio, in un luogo sicuro delle forze internazionali. Questa almeno è la ricostruzione delle forze dell’ordine che hanno indagato sull’accaduto e che la notte scorsa hanno operato il blitz per liberarla.
«Sono stata forte, ora sto bene», le prime parole dopo la lunga prigionia riportate dall’Ansa.
A rendere noto il lieto fine dell’operazione è stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte attraverso twitter. «Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei servizi di intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia», ha scritto.
La 25enne Silvia Romano lavorava in Kenya come cooperante per una onlus marchigiana e il 7 febbraio scorso il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della cerimonia di inaugurazione di Padova Capitale europea del Volontariato aveva espresso la sua: «apprensione per le sorti di Silvia Romano, la giovane rapita in Kenya mentre svolgeva la sua opera generosa di solidarietà e di pace. Da Padova-capitale non può mancare per lei il nostro pensiero, che si unisce al costante impegno delle istituzioni per ottenerne la liberazione”.
Esulta quindi tutto il mondo del volontariato, per il lieto fine di una vicenda che aveva tenuto tutti gli italiani sulle spine per una ragazza che si è sempre spesa per i bambini più deboli di quel villaggio poverissimo.
Silvia presto riabbraccerà la sua famiglia, dopo 18 mesi di inferno, e la sua determinazione a non mollare, unita al grande impegno profuso dall’Intelligence e dalla forze dell’ordine rappresentano un monito per l’intera collettività.


