Lucia Miri, 60enne di Montenero di Bisaccia è tornata a casa tra la gioia di tutto il paese. La sua storia simboleggia rinascita e speranza. Un grazie ai medici e al personale sanitario del Cardarelli, ma anche alla famiglia e ai genitori che le hanno lanciato un ‘segno’
28 aprile 2020
Di Valentina Ciarlante
Il ritorno alla vita genera nuove priorità. E così accanto al percorso contraddistinto da punti saldi come la famiglia e le amicizie storiche ecco una strada costellata di occasioni da non perdere, anche quelle apparentemente più banali.
«Da oggi in poi non rimanderò più nulla, nemmeno un caffè con una persona cara, perché la vita mi è stata restituita per la seconda volta». Intende godersi ogni attimo Lucia Miri e questo è il senso dell’esperienza drammatica che ancora avverte sulla pelle, una vera e propria battaglia i cui segni resteranno indelebili nella sua anima, ma che rappresenta anche una ripartenza.
Lei è la cosiddetta Paziente 1 del Molise, la 60enne di Montenero di Bisaccia che il 2 marzo 2020 venne ricoverata all’ospedale Cardarelli di Campobasso per aver contratto il Coronavirus.
È tornata a casa nel giorno della liberazione, il 25 aprile scorso e da quel momento sta realizzando di essere stata protagonista di un ‘film’. Una pellicola dal lieto fine inizialmente inaspettato, anche se sperato, che ora lascia spazio al cambiamento.
«Non credevo potesse essere vero – ha raccontato nell’intervista rilasciata a Teleregione Molise –. Avevo tosse da quattro mesi, ma si pensava che fosse una bronchite curata male. Quando ho iniziato ad accusare altri sintomi ho chiamato il mio medico che mi ha detto di stare a casa e di attendere l’ambulanza. Il trasporto a Campobasso e subito il tampone, risultato positivo. Mi sono sentita soffocare dopodiché non ricordo quasi nulla. Ero in tunnel giallo e delle persone cercavano di prendermi, fino a che ho sentito i medici che mi dicevano: “Signora si svegli, lei è viva per miracolo”».
La signora Miri ha contratto il Covid nella maniera più grave. Cinquantacinque giorni di ricovero, di cui la maggior parte trascorsi in Terapia Intensiva. Quasi due mesi in cui i medici e tutto il personale sanitario le sono stati accanto con la determinazione di condurla in fondo a quel tunnel in cui si sentiva imprigionata.
«Devo ringraziare i dottori, le infermiere e tutti perché sono stati meravigliosi – ha aggiunto -. Ma sono sicura che i miei genitori dall’aldilà mi abbiano dato un segno. Ora ho paura, perché non sono immune e quindi credo che non uscirò per mesi, ma stare a casa è diverso. Ringrazio anche la mia famiglia e le mie amiche per la splendida sorpresa al mio arrivo. Il cuore stava per uscirmi fuori dal petto».
La gioia del ritorno a casa fa da preludio a una nuova fase della vita di Lucia. La Paziente 1 del Molise è diventata quindi il simbolo della speranza, della rinascita e la sua esperienza diventa un monito per tutti.
«La mia vita è già cambiata – ha concluso -. Non rimandiamo a domani quello che possiamo fare oggi, Invito tutti a non avere odio per nessuno, a volerci bene».
(foto concesse da Teleregione Molise)


