Con il nuovo decreto del 28 marzo, il Governo ha stanziato in favore dei Comuni 4,3 miliardi per la rete sociale, più 400milioni di euro da utilizzare per l’acquisto di generi alimentari. Il presidente del Consiglio ha spiegato che i sindaci dovranno avvalersi ancora di più degli enti no profit
di Valentina Ciarlante
Un intervento concreto. È l’ultimo in ordine di tempo varato dal Governo 4,3 miliardi di euro in favore degli enti locali, cioè le istituzioni pubbliche che più di tutte hanno un contatto diretto con i cittadini. Sono i Comuni a ricevere istanze, sfoghi, richieste e per questo il Governo ha deciso di stanziare un budget dedicato a loro, per dare garanzie immediate soprattutto alle persone bisognose: cibo e beni primari da far arrivare nelle case di tutti.
L’emergenza Coronavirus ha allargato il raggio di chi avverte la necessità di un aiuto economico e materiale. Molti cittadini hanno perso il lavoro, a causa dello stop forzato di imprese attive in diversi ambiti dei settori produttivi e si sono trovati senza alcuna fonte di reddito. Per queste persone probabilmente la ‘nuova condizione’ rende difficile anche chiedere un supporto.
Cambia, quindi, la visione delle cosiddette ‘fasce deboli’ e per questo la rete di solidarietà deve essere più forte, più radicata, sempre nella sua discrezione.
Non a caso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è affidato ai sindaci e al Terzo Settore, spiegando compiutamente, durante la conferenza stampa trasmessa da Palazzo Chigi nella serata di sabato 28 marzo, che entro qualche giorno verranno trasferite agli 8mila Comuni italiani le quote che rientrano nel plafond complessivo da 4,3 miliardi di euro, un anticipo del 66% del Fondo di solidarietà comunale. A questa cifra vanno aggiunti i 400milioni, come da ordinanza della Protezione civile, dedicati esclusivamente ai buoni spesa da consegnare a chi non ha disponibilità per comprare alimenti e beni di prima necessità.
«Ci rendiamo conto perfettamente che ci sono sofferenze psicologiche e materiali di chi inizia ad avere delle difficoltà o magari già le aveva per quanto riguarda i generi alimentari, l’approvvigionamento ed i prodotti farmaceutici – ha affermato Conte -. Questi 400milioni sono un ulteriore anticipo che destiniamo ai Comuni con il vincolo di utilizzarli per le persone che non hanno i soldi per fare la spesa. Da qui nasceranno dei buoni spesa, delle possibilità di erogare generi alimentari e beni di prima necessità grazie ai i servizi civili e a tutta la catena della solidarietà e del Terzo Settore».
Il premier ha quindi indicato la via ai Comuni, che peraltro hanno già attivato la macchina degli aiuti, proprio grazie al ‘no profit’. La strada è quella che verrà aperta dalla prossima settimana: i sindaci, attraverso le associazioni di volontariato, distribuiranno beni e alimenti alle persone più bisognose.
«Non vogliamo lasciare nessuno solo – ha concluso il presidente del Consiglio che poi si è rivolto a distributori e produttori -. Siamo tutti sulla stessa barca e dobbiamo aiutare chi è in maggiore difficoltà. Non vogliamo tassare la solidarietà. Faccio un appello alla grande distribuzione perché possa aggiungere un 5%, addirittura un 10%, di sconto a chi acquista con questi buoni spesa».
Il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia ha ringraziato l’Anci, l’associazione italiana dei Comuni, che ha condiviso quest’ultima misura e nel frattempo si lavora per il reddito d’emergenza, ovvero un sostegno da dare a chi non aveva un contratto ‘tipico’ e ora si trova privo di entrate.
Il capo della Protezione civile nazionale, Angelo Borrelli, durante il consueto punto stampa delle ore 18, ha confermato di aver firmato un’ordinanza per destinare effettivamente i 400milioni di euro per i buoni e l’acquisto di alimenti. I Comuni e gli organi del Terzo Settore, in sostanza, potrebbero consegnare dei pacchi spesa alle famiglie che ne hanno bisogno.


