L’avvocato milanese ha spiegato l’orientamento della legge di cui il presidente Mattarella ha auspicato la rapida attuazione. Tra le sfide del nuovo volontariato c’è anche quella di contribuire ad aumentare i servizi sanitari
di Valentina Ciarlante
Una legge che riforma l’ambito del non profit italiano, che istituisce il registro unico e introduce nuove regole per l’impresa sociale e la cancellazione delle cosiddette ‘onlus’. Una norma che ridisegna il ruolo degli enti del Terzo Settore, che assegna nuovi compiti ai Centri di servizio, definiti espressamente “organismi deputati alla promozione e all’orientamento al volontariato”.
È il decreto legislativo numero 117, pubblicato il 3 luglio del 2017 sulla Gazzetta ufficiale, con sono stati chiariti sia l’aspetto civilistico, sia quello fiscale del Terzo Settore, attraverso dei criteri ad hoc. Una legge di cui, peraltro, ha parlato recentemente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, esprimendo contestualmente il proprio plauso al non profit e all’opera che svolgono quotidianamente gli operatori di questo grande e variegato mondo.
«L’augurio, in quest’anno – aveva detto qualche settimana fa il Capo dello Stato, durante la cerimonia di apertura di ‘Padova capitale europea del volontariato’ – è che si proceda nell’attuazione della legge sul Terzo settore, coinvolgendo i protagonisti, assicurando una piena collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, favorendo la partecipazione e il sostegno, anche economico, di una più vasta platea di cittadini, i quali non perdono occasione di dimostrare interesse, favore e coinvolgimento per la solidarietà che si organizza».
Un monito preciso e diretto alle autorità preposte che potrà dare un’accelerata alla fase che tutti gli ETS attendono, cioè quella della definitiva entrata in vigore della legge.
Dei dettagli di questo testo ha parlato, a Campobasso, l’esperto Luca Degani.
L’avvocato milanese, specializzato in legislazione del non profit, consulente del CSV e che all’attivo ha numerose pubblicazioni di settore, è intervenuto durante il convegno svoltosi nella sede AVIS del capoluogo molisano, che è valso appuntamento conclusivo del progetto ‘Capacit’Azione’.
«Siamo abituati al volontariato, alla cooperazione sociale e al concetto di onlus – ha detto – e ora si sta facendo molto per cambiare queste idee. Il Terzo Settore è l’implementazione della qualità della vita e ciò rappresenta una sfida. Una sfida al volontariato, che tende di più verso una risposta ai bisogni dell’intera società e di tutti gli individui, con la possibilità di aumentare i servizi sanitari, scolastici, universitari, formativi e di housing. La sfida del volontariato è quella di riuscire a corroborare l’idea di un’azione senza scopo di lucro, in una cultura di coesione sociale che gli è storicamente tipica. Da questo punto di vista la riforma è ancora in progress e ha davanti a sé da un lato l’aspetto dell’imprenditorialità sociale e dall’altro la dimensione volontaristica e di solidarietà diffusa. Questo è il contesto culturale dell’Italia degli ultimi due-tre secoli».


