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I confini della donazione

sponsorNei rapporti con le aziende, è importante che l’organizzazione non profit abbia chiara la distinzione tra la donazione e altri tipi di rapporto. E’ il caso – assai frequente nel terzo settore – della sponsorizzazione, contratto atipico in forza del quale l’azienda chiede ad un ente di poter associare il proprio marchio con quello della organizzazione, riconoscendo a quest’ultima un compenso per la prestazione. Nel non profit, le aziende utilizzano frequentemente lo strumento della sponsorizzazione per diverse ragioni: di comunicazione (veicolare il loro impegno sociale), di marketing (per raggiungere un pubblico già segmentato), di responsabilità sociale d’impresa (per restituire parte del valore aggiunto agli stakeholder), di politica fiscale (per dedursi i costi relativi).
Qualsiasi sia la ragione, diamo risalto alle ragioni per le quali il contratto di sponsorizzazione porta con sé alcune problematiche a tutt’oggi ancora irrisolte.
In primo luogo, la sponsorizzazione è sempre un contratto di natura commerciale, dato che prevede una prestazione e un corrispettivo (Risoluzione 88/05).
Alle organizzazioni non profit, in via di principio, non è precluso lo svolgimento di attività commerciali e l’ottenimento da esse di nuove fonti di reddito; il problema sorge per determinate tipologie di enti.
Una particolare eccezione è rappresentata dalle associazioni sportive dilettantistiche, per le quali le sponsorizzazioni sono un’entrata addirittura espressamente prevista dalla legge: “Sono interamente deducibili dall’azienda, le erogazioni volte alla promozione della sua attività o dei suoi prodotti fino al limite annuo di € 200.000 effettuate a favore di associazioni sportive dilettantistiche” (articolo 90, comma 8, legge 289/02).
Le Organizzazioni di volontariato, per esempio, possono finanziarsi solo con le entrate previste dalla normativa nazionale (articolo 5 della L 266/91), che comprendono tipologie tipicamente non commerciali:

a) contributi degli aderenti;
b) contributi di privati;
c) contributi dello Stato, di enti o di istituzioni pubbliche finalizzati esclusivamente al sostegno di specifiche e documentate attività o progetti;
d) contributi di organismi internazionali;
e) donazioni e lasciti testamentari;
f) rimborsi derivanti da convenzioni;
g) entrate derivanti da attività commerciali e produttive marginali.

Quest’ultima è stata successivamente regolata da apposito decreto (D.M. 25 maggio 1995), in cui si definiscono le tipologie di attività oggetto di attività commerciale marginale, i limiti di esercizio e le caratteristiche cui devono corrispondere per essere considerate tali.
Il caso della sponsorizzazione non é riconducibile ad alcuna di esse, e pertanto è da ritenersi che ogni ipotesi di compenso da prestazione di sponsorizzazione non sia ammissibile.
Per quanto concerne le Onlus, l’Agenzia delle Entrate (Risoluzione 356/2002) ha preso una posizione secondo la quale gli introiti da sponsorizzazione o da cessione del marchio non sono per esse ammissibili, in quanto tale azione, e cioè il rapporto di sponsorizzazione tra ente – azienda, non si configurerebbe come attività istituzionale né tanto meno connessa. Quindi, considerando che le Onlus possono conseguire entrate dalle attività ammissibili (istituzionali o connesse; tertium non datur), le sponsorizzazioni – in quanto attività del tutto commerciali – sarebbero tra quelle che le Onlus non possono promuovere. L’ente che operasse attraverso le sponsorizzazioni, rischierebbe di perdere la qualifica di Onlus. Anche in considerazione del fatto che il peso del Cause Related Marketing (azioni di marketing a favore di enti non profit) sui bilanci degli enti non profit sta aumentando anche in Italia, è rilevante trovare una o più soluzioni a questo problema.
Una prima soluzione è prospettata nella stessa Risoluzione, in cui si dichiara ammissibile la sponsorizzazione nel caso di raccolte pubbliche di fondi (articolo 143, comma 3, lett a del DPR 917/86) effettuate occasionalmente in concomitanza di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione.

articolo 143, comma 3, lettera a) del DPR 917/86
“i  fondi  pervenuti ai predetti enti a seguito di raccolte pubbliche effettuate occasionalmente,
anche  mediante  offerte di beni di modico valore o di  servizi  ai  sovventori,  in  concomitanza
di celebrazioni, ricorrenze o campagne di sensibilizzazione”

Altra possibilità consiste nell’utilizzare il contratto di donazione – sopra richiamato – in maniera propria, mutando le caratteristiche dell’operazione originariamente pensata per la sponsorizzazione. Ma questo utilizzo modifica pesantemente, in senso negativo, il rapporto con l’impresa che non può obbligare l’ente ad alcuna prestazione.
Si ritiene comunque doveroso porre attenzione agli aspetti giuridici e tributari dei rapporti che legano le due parti, l’azienda e l’ente non profit, nell’interesse anche della chiarezza e della trasparenza.

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